Massimiliano Trisolino: i lettori cambiano e diventano produttori di news
Pubblicato il 04. ott, 2009 da Francesca Romano in Archivio
Massimiliano Trisolino
Web Marketing Specialist
1. Il potere di FB: spaventa i manager di aziende editoriali il diffondersi “virale” di informazioni e conoscenza e soprattutto il social network come aggregatore di soggetti con gli stessi interessi?
Facebook, i social network ed il libero ed indiscriminato potere della circolazione delle news ed opinioni in rete spaventa alcuni manager. Questo è un dato di fatto che è davvero sotto gli occhi di tutti. Censurare Facebook ritengo sia un errore strategico per aziende che fanno parte della filiera dell’informazione: in rete, da un twit di un utente, dalla condivisione di una informazione su Facebook, da un thread su Friendfeed, possono nascere spunti, riflessioni, argomenti sui quali vale la pena discutere perché viene dimostrato interesse da svariati utenti. I navigatori stanno cambiando. Non sono solo fruitori di news, stanno diventando soprattuto attori protagonisti: sanno scegliere, sanno creare gruppi di interesse e di discussione, sanno coinvolgere ed interessare altri utenti. Il rischio della censura è proprio quello di non veder le evoluzioni di una parte (importantissima) del mondo della fruzione delle informazioni. Evoluzioni repentine, con logiche differenti rispetto ai media tradizionali, evoluzioni che vanno studiate a fondo perché saranno la base del prossimo futuro dell’informazione. Può questo non interessare una azienda editoriale? Onestamente, non credo. Diverso è invece il discorso sull’utilizzo di Facebook (ed altri Social Network) in aziende che non hanno a che fare con il mondo editoriale, della comunicazione, delle PR, del web. Ci sono svariate opinioni in merito e non esiste una verità: le scelte aziendali, in questo senso, dovrebbero essere misurate con il buon senso delle risorse sull’utilizzo di strumenti come i Social Network.
2. È possibile diffondere virus attraverso i social media?
Diffusione dei virus con i social media? I luoghi maggiormente “affollati” del web, sono ovviamente quelli sotto l’occhio attento di chi vuole “diffondere” virus. Ed allora ecco i finti amici su Facebook che infettano il pc, ecco i messaggi con oggetti improbabili nella inbox che debellano il worm Koobface (ultimo in termini di importanza) o messaggi su twitter che contengono collegamenti a video infettati. Ma è la rete, i virus si propagano dagli allegati nei messaggi di posta elettronica alla navigazione indiscriminata su siti web che pensiamo sicurissimi: basta la solita accortezza che ormai conosciamo (ed un buon antivirus, ovvio.)
3. Se sì, quanto il Mac può essere soggetto all’attacco dei virus provenienti da Fb, Twitter o altri?
Mac ed i sistemi operativi Apple hanno dormito sonni tranquillissimi fino a qualche anno fa: possedere un Mac è da sempre sinonimo di sicurezza e stabilità. Ovvio che, la crescente diffusione dei Mac-Addicted grazie alla ormai rilevante quota di mercato di Apple, ha messo la casa di Cupertino sotto l’occhio attento del “mercato” dei malware. Il vantaggio dei sistemi operativi Apple sta nel “cuore” che ne sta alla base: UNIX.
Le logiche di propagazione del virus sono comunque differenti rispetto a Windows: per infettare il proprio Mac con un virus bisogna installarlo consapevolmente. La navigazione, infatti, non avviene certo con privilegi di amministratore (come per Windows).















