Idealmente, Fb, può anche essere uno strumento di controllo, dipende da come si usa
Pubblicato il 14. ott, 2009 da Francesca Romano in Archivio
Francesca Mineo
Giornalista, si occupa di comunicazione sociale
1. Il potere di FB: spaventa i manager di aziende editoriali il diffondersi “virale” di informazioni e conoscenza e soprattutto il social network come aggregatore di soggetti con gli stessi interessi?
Il mio parere su Facebook e il suo utilizzo non può che essere positivo, per quanto riguarda la mia esperienza, anche se credo sia necessario fare dei “distinguo”. Da un lato esiste il Facebook della goliardia, delle foto delle vacanze su cui ridere ancora, del ritrovare (chissà perché) tutti, ma proprio tutti, i compagni di scuola dall’asilo in poi; del rincorrere conoscenti o persone appena sfiorate, in ogni angolo del pianeta, per rendere ‘glamour’ il proprio parco amici; del tenere i contatti con persone lontane in modo veloce e semplice. Dall’altro c’è lo strumento Facebook come B-side di questa medaglia, ovvero l’utilizzo del social network come uno dei molti mezzi di comunicazione e di informazione disponibili sulla rete.
È vero che l’immagine passata finora all’esterno è quella del Facebook su cui si perde tempo, si gioca a quiz demenziali, in certi casi si flirta con chi si mette in mostra dopo la dieta dimagrante: questo senz’altro preoccupa le aziende, molte delle quali hanno preso una decisione radicale, tagliando di netto le possibilità di accedervi in orario di lavoro.
Sarà banale, ma ogni social network è importante e utile oggi, dipende dall’uso che se ne fa: in più, considerando che la rete registra tutto e archivia - messaggi, orari, date, ecc - , idealmente sarebbe possibile controllare, per un datore di lavoro, l’utilizzo di FB di ogni singolo dipendente. Dunque le aziende non dovrebbero avere di che temere. Forse la poca conoscenza dello strumento FB e delle sue potenzialità portano a reazioni di questo tipo. Basti pensare alla fidelizzazione su certi prodotti che gruppi nati su FB riescono a garantire alle aziende.
Occupandomi di giornalismo e comunicazione sociale è evidente che FB ha subito attirato la mia attenzione: lo utilizzo abitualmente per la promozione di iniziative, di eventi benefici, per aggregare intorno a una causa amici e conoscenti, per diffondere campagne sociali, per aggiornare un pubblico ormai fidelizzato sulle attività delle onlus per cui collaboro.
Non solo: se si entra in contatto con “amici” - nel senso di FB - o gruppi che appartengono a aree comunicanti con le nostre, è anche possibile trovare informazioni utili, occasioni di nuove relazioni e aggiornamento professionali.
Oggi faccio parte di gruppi che si occupano di comunicazione sociale e fundraising, con i quali frequentemente mi confronto e dai quali ricevo interessanti spunti per migliorare il mio lavoro.
In tal senso l’esperienza più calzante è quella che ho vissuto quest’estate a Londra, grazie a Twitter: dopo aver esplorato quali canali e “tweets” avrei potuto seguire su mondo non profit, comunicazione, fundraising, giornalismo - in questo caso mi sono concentrata su realtà del Regno Unito - ho trovato una serie di corsi di aggiornamento, occasioni di internship e workshop cui poi ho partecipato tra giugno e luglio a BBC, International Fundraising Consultancy, The Hub e The National Council for Voluntary organisations.
Effetti positivi? Numerosi e a catena, permettendomi di restare al passo delle novità dal mio ufficio di Milano.
2. È possibile diffondere virus attraverso i social media?
Ne ho sentito parlare ma non mi spaventano più di quanto possano arrivare per mail, semplicemente.
3. Se sì, quanto il Mac può essere soggetto all’attacco dei virus provenienti da Fb, Twitter o altri?
Dal mio Mac non ne sono mai arrivati.















