La donna oggetto in pubblicità e nei media: convegno il 29 gennaio a Milano

Pubblicato il 15. gen, 2010 da Francesca Romano in Che c’è di nuovo, Libri & Mostre

© Foto di Ico Gasparri

© Foto di Ico Gasparri

Le donne si rispecchiano nei manifesti che tappezzano i muri delle città? Gli uomini che cosa ne pensano? E i genitori sono contenti di offrire questi modelli culturali ai loro figli?

Il Coordinamento Donne IDV Milano Città organizza un incontro interattivo per approfondire e arginare il fenomeno della mercificazione dell’immagine femminile, proponendo soluzioni legislative in grado di colmare le lacune italiane.

Ico Gasparri*, artista sociale che da vent’anni fotografa i manifesti stradali discriminatori e lesivi della dignità della donna, illustrerà alcuni esempi di pubblicità sessista coinvolgendo il pubblico in un dibattito a più voci.

Chiara Volpato**, Docente ordinario di Psicologia sociale all’Università Bicocca di Milano, parlerà dell’influenza che la pubblicità sessista esercita sugli uomini e sulle donne, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

La Sen. Giuliana Carlino e la Sen. Patrizia Bugnano, Parlamentari dell’Italia dei Valori, informeranno i cittadini dei prossimi progetti legislativi in materia: punto di partenza normativo la Relazione del Parlamento Europeo sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra uomini e donne (2008/2038 INI ) del 3 settembre 2008.

Rassegna Stampa sull’argomento

“Ma le donne italiane sono davvero tutte, o nella loro maggioranza, disponibili a questa subalternità al desiderio maschile? Io non lo credo. Penso, al contrario, che in maggioranza le donne italiane stiano da tempo perseguendo un’altra strada. Quella della propria realizzazione come individui liberi e responsabili, attraverso una faticosa combinazione tra studio, organizzazione della vita familiare, maternità e lavoro…”
Miriam Mafai, la Repubblica

“La professoressa Chiara Volpato ha scelto il New York Times per esprimere la sua frustrazione di fronte al comportamento di Papi. Chiama le donne a protestare pubblicamente e veentemente contro un sistema e una mentalità sessista. Che rende i ruoli di politico e di velina perfettamente equivalenti nella testa delle giovani italiane…”
L’espresso

“Incredibile galleria di “pezzi di carne, usati ed abusati per reclamizzare prodotti più o meno pertinenti o addirittura marchi commerciali e concetti astratti.”
la Repubblica

Se è vero che non è solo la modella magra che fa la ragazza anoressica, o la ragazza seminuda che sprona lo stupratore, è anche vero che, considerando questi dati, non vale la pena mostrare stereotipi sessisti. Soprattutto se l’obiettivo è quello di vendere una macchina o un detersivo.
MB News

“Anche se il pubblico non è passivo, non si può ignorare infatti la potenza e la forza che possono avere certe immagini, che in sé per sé sembrano essere completamente innocue… ma che se ripetute frequentemente possono portare a una concezione sbagliata dei ruoli.”
Pace & Diritti Umani

C’è un concetto che si chiama dignità. Dignità umana, culturale e professionale. Credo che questo concetto, riferito alle donne, sia stato ultimamente troppo tradito dai mezzi di comunicazione, in un processo a valanga che sta travolgendo tutto e tutti, consci ed inconsci.

RAINews 24

“Da qualche tempo esiste un’organizzazione che ha  preso il nome di Associazione Protocollo Contro la Pubblicità Sessista. Con lettere, appelli, azioni dimostrative e consumo critico denuncia l’uso offensivo della femminilità.”
Famiglia Cristiana

Nuda ambizione è il titolo dell’inserto culturale del Financial Times di sabato scorso, interamente dedicato al nostro paese. Sotto accusa sono l’industria dello spettacolo e quella pubblicitaria che svestono donne in ogni dove. Il quadro dipinto è quello di un’Italietta fatta di massaie e veline, le prime intente a fare tagliatelle, le seconde ad esibire il fondoschiena.”
La Stampa

Le donne italiane si ribellano

Estratto dall’articolo “Italian Women Rise Up”  di Chiara Volpato (“Le donne italiane si ribellano”) del New York Times, 27 agosto 2009

Ma cosa possono fare di concreto le donne italiane? Un passo importante è far conoscere le voci di dissenso; un compito difficile considerato che la vera libertà di stampa è limitata a pochi giornali indipendenti e, questo è importante, a internet. Dobbiamo iniziare a lavorare a una sistematica documentazione dei casi di discriminazione contro le donne.

Abbiamo anche bisogno di una maggiore organizzazione. I gruppi esistenti che potrebbero meglio condividere e impegnarsi nel dissenso (come il Partito democratico all’opposizione, che sembra distratto dalle battaglie interne) non sono stati sensibili ai molti segnali dal basso. Le donne devono esercitare molte più pressioni sui partiti di opposizione affinché rappresentino le loro richieste.

Ma soprattutto le donne (e gli uomini) che si oppongono al sessismo devono prendere posizione con più sicurezza. Il nostro Paese, per lungo tempo definito dalla sua antiquata attitudine nei confronti delle donne, è pronto a scendere in piazza“.

Associazione Protocollo contro la pubblicità sessista

Convegno Casa della Cultura, Via Borgogna 3, Milano

Venerdi, 29 gennaio ore 20,30

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