Ciao Alessandra
Pubblicato il 30. apr, 2009 da Manuela Stefani in Che c’è di nuovo, Succede in Cairo

Foto di Anna La Stella
L’8 aprile scorso è mancata la nostra collega Alessandra Piovesana. Ecco come la ricordiamo.
Meno di due mesi fa era il mio compleanno. Da un mercato dei fiori, Alessandra mi ha portato un vaso di viole. Insolitamente gialle, tiranti all’arancione, screziate di lilla. Colori suoi. Come il verde salvia, l’azzurro polvere o carta da zucchero, il glicine, il melanzana. Se li combinava addosso sempre declinati a modo suo, accostando maglie lunghe, molti pantaloni spesso alla caviglia o anche sopra, qualche gonna morbida, i suoi innumerevoli golfini. Ne ha contati 85 nell’armadio. Sembravano troppi persino a lei. Aveva una passione per quelli fatti a mano. Da sua madre, in gran parte. Quegli stessi colori li ho trovati anche a casa sua: sulle pareti, sui fiori in terrazzo, in cucina. Era un’ottima cuoca. Fantasiosa. Le sue frittelle alle mele erano speciali. Ha insegnato a tutte noi come farle, ma credo che a nessuna vengano leggere e dorate come le sue. Sapeva apparecchiare bellissime tavole. Avrebbe tenuto innovative e raffinate rubriche di cucina: si era pensato di affidargliene una su Natural Style, quando si fosse sentita meglio. L’avrebbe fatta benissimo.
Sono stata seduta vicino a lei per cinque anni. Otto-nove ore al giorno, quanto si sta in una redazione a fare un giornale. Insieme abbiamo lavorato, pranzato, fatto acquisti. Abbiamo bevuto un sacco di caffè, abbiamo parlato di lavoro, d’amore, di sogni e di ricordi. Nonostante questo, alcune cose di lei non le ho sapute. Che le piaceva cantare, per esempio. Che faceva le canzoni di Joni Mitchell meglio di Joni Mitchell. Me lo hanno detto le sue amiche, ma era troppo tardi per ascoltarne una. Mi ha solo accennato di essere l’unica sopravvissuta alla tragedia del Cermis, nel marzo del 1976.
A dire la verità, parlavo più io di lei, che in pochissime parole riusciva a sintetizzare il senso delle cose e a chiudere i discorsi. Aveva antenne sottilissime e uno sguardo lucido che le faceva leggere come libri le situazioni e le persone. Schiva di natura e poco propensa a dilungarsi, a farsi notare e a contrapporsi, coglieva sempre quello che c’era da cogliere e se non diceva niente era per signorilità. Non per distrazione. E neanche per fragilità. Quanto fosse forte sotto quel sorriso timido e quel corpo vulnerabile lo ha dimostrato negli ultimi mesi quando arrivavano diagnosi che avrebbero spezzato le gambe di chiunque. Non le sue. Lei ha continuato a camminare. Ad affrontare interventi e terapie e a tornare in ufficio il giorno dopo. A fare come se tutto fosse normale. Ha continuato a chiacchierare, a pranzare con tutti noi, a bere il caffè al bar, dove nessuno nemmeno s’immagina che lei non ci sia più. Ha scelto il regalo per la bimba di una giovane collega che è nata pochi giorni prima che lei se ne andasse. Soprattutto ha continuato a lavorare. Perché era il lavoro la sua normalità, la vita quotidiana, il ritmo del suo tempo. La nostra ultima conversazione in ospedale riguardava il giornale, i tempi di lavorazione, i compiti assegnati, i colleghi delle altre redazioni. Si è preoccupata di affidarmi il certificato medico da presentare all’ufficio del personale e mi ha chiesto di lasciare la fotocopia nella sua scrivania. L’ho fatto.
Non le servirà più nessun certificato. Senza clamore, composta come sempre, dignitosa come non mai, in punta di piedi, è andata via. Ha detto sempre grazie a chi è andato a trovarla, anche un attimo prima di chiudere gli occhi. Le persone muoiono come hanno vissuto. Ciao Ale. Grazie a te di tutto da tutti noi. Manuela Stefani
PER RICORDARLA
In occasione del funerale la famiglia di Alessandra ha chiesto di non inviare fiori, ma di ricordarla con una donazione all’Istituto dei tumori. Se volete partecipare, raccogliamo le offerte il 20 e 21 Aprile nella redazione di Airone.
Per chi preferisce, è possibile effettuare il versamento direttamente sul C/C postale n° 44065209, intestato alla Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori - Milano.
Un saluto a tutti,
la Redazione di Airone
(Info: Rubina, interno 438)
















Filippo Cerrina
17. apr, 2009
Non conoscevo bene Alessandra. Ma tutte le volte che ho avuto occasione di incontrarla, specie durante la vertenza che come Cdr avevamo aperto con l’azienda per tirare fuori i colleghi di Airone dagli scantinati di corso Magenta, ho avuto di lei la stessa impressione così bene descritta da Manuela: una apparente timidezza, dietro la quale traspariva evidente una forza, una dignità e una volontà di essere sempre propositiva per se e per gl’altri. Ciao Ale, ci mancherai. Filippo
Marco Sala
17. apr, 2009
Qualche mese fa durante un viaggio in metrò mi insegnò come cucinare le zucchine che avevo nella borsa della spesa.
Lo feci la sera stessa. La chiamai ringraziandola soprattutto a nome di mia figlia che non vuole mai mangiarle.
Saranno per sempre le zucchine alla “alessandra”.
Grazie anche per questo
Marco Sala
Tommy Thoman
20. apr, 2009
Manuela,
grazie per quello che hai scritto. Sono un vecchio amico della Piove. Un pò più grande di lei. Per alcuni anni ci siamo frequentati e parlati quotidianamente. A lungo sono stato il suo autista preferito. Poi la vita ci ha dato percorsi diversi e ricevevo una, due notizie all’anno tramite un amico. Sono stato all’ospedale il lunedì ed il martedì. Mercoledì no, perché ci eravamo dati appuntamento al giorno dopo; che poi è diventato sabato. Ripensadoci e leggendo le tue parole, Ale era sempre presente, anche quando non c’era. E lo rimarrà. Dentro a tutti quelli che l’hanno conosciuta. E questo, forse, è il significato della sua vita. Essere un esempio che non voleva esserlo.
Grazie,
Tommy
cristina arduini
25. apr, 2009
grazie a quanto avete scritto.. era una grande amica, che conoscevo da tantissimi anni..grazie a lei ho conosciuto mio marito e credo che un regalo più grande non potesse mai farmi. Le cene alla domenica sera a casa sua per noi erano un appuntamento quasi fisso e frequente ed era vero che era un’ottima cuoca.. riusciva a mettere sempre un “quid” in più a qualsiasi piatto. l’ultimo regalo per il mio compleanno è stata una magnifica collana verde del colore che piaceva sia a lei che a me e che mi ricorderà sempre il suo sorriso.grazie Ale
Mirtide Bonfanti
01. giu, 2009
Cara Manuela, ho letto il suo “Ciao, Alessandra” con molta commozione: attraverso le sue parole ho rivisto Ale dinnanzi a me, nell’aula del “Liceo G.Carducci”, secondo banco della fila centrale, donde “schiva di natura e poco propensa a dilungarsi, a farsi notare e a contrapporsi, coglieva sempre quello che c’era da cogliere e se non diceva niente era per signorilità. Non per distrazione.” Così era Alessandra già a 14 anni, ricca di una pudica sensibilità e nello stesso tempo di una strenua fermezza, qualità per le quali si distingueva dagli altri più vivaci e spensierati compagni.
E così ha continuato ad essere: dalla terribile tragedia del Cermis fino all’ultima dolorosa vicenda della malattia, Alessandra non ci ha mai negato quel suo speciale, tenero sorriso, non ha mai perduto quel suo straordinario coraggio di vivere.
Mirtide Bonfanti ( l’insegnante che accompagnò la classe al Cermis )
Nunzio Scala
02. mar, 2010
Non ho mai conosciuto personalmente Alessandra (ne avevo mai visto il suo volto prima d’ora) ma da quel “famoso” e “tragico” giorno il suo nome mi è rimasto impresso dentro. Non sapevo neppure che se ne fosse andata. Sono davvero triste. Quella del Cermis fù una vicenda che mi colpì davvero molto. Non so dirvi il perchè. Avevo 13 anni, un anno in meno di Alessandra, frequentavo la 3 C delle scuole medie Negrelli di Merano (Bz). Ricordo che l’insegnante di Italiano ci fece ritagliare dal giornale locale le foto in bianco e nero della cabina schiantata al suolo e dei corpi senza vita riversati a terra. Ne rimasi letteralmente scioccato. Da quel giorno ho pensato spesso ad Alessandra pur non conoscendola ne condividendo assolutamente nulla con lei. Sono arrivato a questo articolo di Manuela Stefani così..per caso o forse non troppo per caso. Non so quante volte in passato ho cercato notizie di Alessandra, la famosa bambina milanese miracolata del Cermis.
Se qualcuno tra gli amici di Alessandra avesse voglia di contattarmi mi farebbe tanto piacere.
Nunzio Scala, Merano (Bz)
paola vallatta
26. apr, 2010
Ciao Manuela e mille grazie. Avevo letto questo bellissimo ritratto di Ale un anno fa, ma non mi ero accorta dei commenti. O, forse, non mi era riuscito di scrivere alcunché, chissà. Sono l’amica che ha citato Joni Mitchell, a proposito della Piove, e sì, sono certa che ti sarebbe piaciuto sentirla cantare “Morning Morgantown” o “The Circle Game”: ogni volta che lo faceva qualcuno si innamorava di lei e della sua voce.
Hai scritto di Ale in un modo che a me non è ancora riuscito, manco un po’ di lucidità, ma tu sei stata bravissima e mi sono permessa di linkare questo tuo ritratto a una pagina dedicata ad Ale che abbiamo aperto su Facebook. Spero non ti dispiaccia.
Ancora grazie
paola vallatta