Il lavoro rubato

COME SI RUBA IL LAVORO?

Cronistoria di un gioiello tecnologico massacrato in 40 anni tra cambi di proprietà, speculazioni e disprezzo della professionalità

Testo di Antonella Colicchia, maggio 2014

1964. Marelli Lenkurt spa trasferisce le sue attività produttive da Sesto San Giovanni al km 158 della strada padana superiore, nel comune di Cassina de’ Pecchi, piccolo paese della periferia milanese cresciuto negli anni successivi intorno alla fabbrica e al suo indotto. L’azienda, specializzata nella produzione di ponti radio per usi civili e militari, cambia presto nome e diventa Società Generale di Telefonia ed Elettronica. Le trasformazioni non si fermano qui.

1971. SGTE diventa GTE Telecomunicazioni, quindi Siemens (1988), Italtel (nel triennio 1996-99), fino all’attuale realtà indicata come Jabil - ex Nokia Siemens. Questi, in sintesi, i passaggi fondamentali.

1999. La fabbrica si trasforma in Siemens Information and Communication Network.

2002. Siemens Mobile Communications spa. 2005. Siemens spa.

2007. È la data che gli operai indicano come “l’inizio della fine”. A gennaio, un ramo d’azienda, Cam Carriere, viene trasferito in Siemens Networks spa (che sarà poi acquisita da Nokia). All’epoca, il sito industriale di Cassina de’ Pecchi occupava 1300 addetti in gran parte altamente qualificati, più l’indotto. A novembre Siemens Network cede la produzione dei ponti radio alla manifatturiera Jabil, multinazionale americana con stabilimenti anche in Italia, continuando a garantire le commesse (l’80 percento della produzione totale).

2009. Marzo: parte la cassa integrazione ordinaria per 13 settimane. Luglio: 35 lavoratori in mobilità. Settembre: secondo ciclo di cassa integrazione, altre 13 settimane.

2010. Aprile: Jabil cede a Mercatech- Competence, fondo di private equity americano, già segnalato al sistema bancario italiano per elevati rischi e responsabile di due speculazioni industriali: la padovana Tibi (ridotta al fallimento) e la disastrosa scalata alla Electrolux di Scandicci. In soli 7 mesi Competence accumula ben 70 milioni di euro di debiti. Nel frattempo la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori si esaurisce e si apre quella straordinaria, in attesa di credito dagli Stati Uniti. E i libri contabili finiscono in Tribunale.

2011. 21 febbraio. Colpo di scena: prima che la magistratura si pronunci sul fallimento della società (debiti saliti inspiegabilmente a 100 milioni di euro) Jabil ricompra lo stabilimento di Cassina de’ Pecchi. Clienti e fornitori dell’azienda sono sfiduciati per la mala gestione. I 325 lavoratori superstiti iniziano un Presidio permanente per evitare che la proprietà trafughi macchinari e pezzi semilavorati nello stabilimento in Ungheria. 23 settembre: Roma. Jabil deve presentare al ministero dello sviluppo economico il piano per il rilancio delle attività in Italia, ma non si presenta. I vertici della multinazionale mandano un fax ai sindacati. “La proprietà comunica la chiusura dello stabilimento e l’apertura delle procedure di mobilità”. 325 licenziati. Via fax. Che non si sono ancora arresi e tengono vivo ogni giorno il Presidio.

Il lavoro rubato è un reportage fotografico sul Presidio Jabil di Cassina de' Pecchi.
© Francesca Romano, 2011-2013