Annamaria Bruni vince il Nikon Photo Contest 2017

Intervista di Francesca Romano

Tokyo, 28 luglio 2017 - Incontro Annamaria Bruni, la vincitrice del Nikon Photo Contest 2017 del centesimo anniversario della casa giapponese allo Shinagawa Prince Hotel di Tokyo. Cagliaritana, Annamaria ha vinto il Premio Speciale della giuria del contest mondiale col suo scatto “Saluto al sole”, ripreso al Cairo, dove ha vissuto per 10 anni. È stato scelto su 76.356 foto di 21.511 fotografi in totale, provenienti da 170 paesi e aree geografiche.

Mi ha colpito una frase che hai scritto sul tuo sito, la condivido anche io, fotografare è come amare, come la vorresti spiegare?

È un talento che hai dentro e che non puoi comprare con la macchina fotografica. Sembra una banalità ma se non hai questa sensibilità non la puoi acquisire da nessuna parte. Lo dico perché io sento che mi perdo quando faccio le foto, quando ho la macchina in mano sono così concentrata che non so neanche dove sono. Infatti adoro viaggiare con persone che comprendono questo mio stato di grazia, soprattutto amo viaggiare con una mia amica che mi organizza i percorsi e io mi posso concentrare solo sulla fotografia senza pensare alla logistica del percorso. Da sola lo faccio anche, ma faccio molta fatica a conciliare gli aspetti pratici coi momenti creativi.

Secondo te nella fotografia il talento femminile ha una sua specificità?

Sì. Io per esempio mi accorgo se le foto sono fatte dalle donne, anche se ci sono uomini che hanno sensibilità per le donne e riescono a non essere volgari. È più femminile questo talento e le foto delle donne alle donne hanno qualcosa in più. Posso dire che essere donna mi ha aiutato a fotografare in situazioni, nel mondo arabo, che agli uomini sono vietate, sono entrata nelle case e ho fatto diversi ritratti. Uno dei miei primi maestri, un fotografo di interior design, mi diceva sempre che in quanto donna e giovane avrei fatto molta più fatica, e questo è stato il rovescio della medaglia. Ho dovuto aspettare tantissimo prima di capire come muovermi, ho dovuto crearmi una corazza dura. In Egitto ho dovuto sviluppare molte cose che non erano nella mia essenza per non farmi travolgere dagli altri. Da piccola ero molto ingenua.

Tu sei cresciuta a Cagliari e poi sei partita per girare il mondo, come si fa il grande salto?

Con una buona dose di forza di volontà e intraprendenza, adesso quando torno nella mia città cerco di andare un po’ fuori per godere della pace e del silenzio e ricaricarmi. A vent’anni era per me difficile trovare la mia strada stando ferma lì. Mi sono sempre sentita una cittadina del mondo, a Cagliari mi sentivo diversa e avevo difficoltà ad adattarmi alla mentalità degli altri, magari è una mia pecca, non avevo ancora sviluppato la mia identità, l’ho dovuta cercare fuori. A volte si conoscono le persone sbagliate che non ti stimolano a crescere.

Nella tua foto c’è una donna islamica anziana che prega, un soggetto così autentico e contemplativo, cosa ti ha fatto pensare la scelta della giuria?

Quando mi è arrivata la notizia del premio non pensavo affatto che fosse il primo premio, siccome già nel 2015, un mio video sulle donne afgane aveva ricevuto il terzo premio al Nikon Contest, mi aspettavo una cosa del genere, speravo, a questo punto, almeno nel secondo. Poi però mi hanno invitato a Tokyo e avevo declinato l’invito perché il viaggio era impegnativo, come distanza e tempi. Lo staff Nikon ha insistito affinché io fossi presente e questo mi ha insospettito. Ho saputo solo due settimane fa, verso metà luglio, di essere la vincitrice del centenario della Nikon, un premio così importante per una immagine così tranquilla mi sembrava una cosa pazzesca. Io ho mandato quella foto perché per me ha un senso profondamente diverso della parola festeggiamento, il “saluto al sole” è una preghiera di ringraziamento quotidiana alla vita, non qualcosa di straordinario ma proprio per questo volevo condividere l’essenza di questo momento.

C’è un mutare dei tempi in questa scelta della giuria, una visione diversa di un gesto quotidiano? È anche una donna anziana, non una giovane, non è affatto uno stereotipo.

La curatrice Miho Odaka, membro della giuria del contest della Nikon, mi ha detto che hanno gradito questa visione universale e questa celebrazione della vita. La giuria non lo ha considerato neanche come una preghiera religiosa ma qualcosa di più profondo che può riguardare tutte le religioni. È importante che sia una donna musulmana che prega, il saluto al sole è il rituale della nascita del nuovo giorno e la giuria lo ha considerato un valore universale.

Come è nata questa foto?

Ero a casa di Nadine al Cairo, in vacanza, ospite di sua nonna Madiana e un mattino ho visto la scena della preghiera con quella luce, lei così assorta, ma non avevo la macchina a portata di mano e sono uscita. L’indomani alla stessa ora ho scattato, la bellezza di quel momento non mi aveva lasciato un attimo. Aveva i due gatti accucciati accanto a lei sul divano che le davano quest’aria rilassante e magica. Nonostante avesse problemi fisici a compiere l’atto di preghiera inginocchiata se la concedeva seduta sul divano. Allora ho scattato e sono uscita con la mia amica, in giro per tutta la giornata.

Il primo premio mondiale del Nikon Contest quanto tempo aspetta nella memoria della macchina fotografica prima di essere sviluppato?

Un bel po’ di tempo. Dopo Il Cairo sono andata a Sharm El Sheikh e poi ancora a Roma. A quel punto mi sono dedicata a sviluppare l’intero progetto che riguardava anche la casa di Madiana, i suoi ricordi, gli oggetti, i mobili e infine lo scatto premiato. Quindi ho visto che erano aperte le selezioni del concorso Nikon e la mia prima scelta era una foto scattata nelle Filippine e poi quella di Madiana. L’ho scelta come seconda, mi sembrava poco adatta al premio. Ho mandato in tutto 5 foto singole che hanno passato la prima selezione, la seconda selezione sono passate solo due, oltre Madiana uno scatto che si intitola “Christmas Star” ed è una ragazza filippina biondo platino con una corona di fiori fucsia in testa, in un momento durante i festeggiamenti natalizi. È il simbolo dei giovani filippini che coltivano ancora oggi il mito americano, nonostante i paesi asiatici siano molto in espansione.

Secondo te, che sei stata all’estero per 15 anni, è cambiato qualcosa per la condizione femminile nei Paesi che hai conosciuto?

Sì, anche in Egitto. All’inizio, nel 2004 non c’erano donne in strada a Sharm El Sheikh, lì lavoravano i mariti per il turismo internazionale e le donne restavano a casa al Cairo. Sharm era considerato un luogo di perdizione per la mentalità del luogo, i costumi succinti degli occidentali al mare erano da tenere alla larga dalle loro donne. Adesso le donne ci sono, le famiglie si sono quasi tutte trasferite a Sharm o nei luoghi di villeggiatura e convivono con le culture che arrivano dall’estero, loro coi propri costumi e sono estremamente tolleranti. Ho avuto la possibilità di guadagnare molto bene e non ho mai subito restrizioni personali, certo il buon senso che ti porta al rispetto dei costumi locali ti mette nella posizione di essere rispettata. Più di dieci anni fa sono stata rimproverata sulla spiaggia di Alessandria per un bacio col mio fidanzato, allora ero meno consapevole e più spensierata. È stato comunque difficile fare un lavoro da uomo come il fotografo subacqueo, farmi rispettare dagli equipaggi maschili delle imbarcazioni, con gentilezza ma anche con molta fermezza. Se dai rispetto e dignità è questo quello che ottieni.

Nel video che hai girato in Afghanistan, Women of the Silk Road, dove hai ripreso le donne che tessono le sciarpe di seta, nell’ambito di un progetto della Ong “Vento di terra”, dove racconti come è stato difficile filmarle, la condizione delle donne è completamente diversa?

All’interno delle loro famiglie le donne sono padrone di casa, ma non come in Egitto che hanno il comando assoluto della casa e dell’organizzazione della famiglia. La donna egiziana a casa decide per tutti, fuori casa ha diverse limitazioni. Hanno professioni più “adeguate” come la maestra, come la farmacista. Gli afghani hanno una condizione femminile molto diversa, i matrimoni sono combinati e le donne subiscono molte violenze nelle mura domestiche, addirittura c’è un incremento dei suicidi in modo cruento, si danno fuoco, ci sono donne estremamente disperate oltre ogni immaginazione. Questo progetto è stato molto importante perché prevedeva l’introduzione del lavoro femminile nella filiera della produzione della seta. Dalla coltivazione del gelso e infine la filatura della seta e la tessitura. Il lavoro delle donne avviene nelle ultime fasi, tessitura, coloritura naturale e confezione. Gli altri lavori, anche abbastanza duri, sono rimasti di pertinenza maschile. Il progetto di Massimo Rossi di Vento di terra era quello di creare una linea di sciarpe afghane con uno stile italiano per poterle vendere sul mercato estero. Con l’aiuto di una stilista italiana ha selezionato una palette di colore pastello, eliminando i colori più intensi e artificiali, tenendo solo le tinte naturali che sono davvero straordinarie. È stato uno dei viaggi più belli della mia vita e dubito di farne altri che possano superare le emozioni che ho provato lì. Il territorio è ancora difficile, ci sono posti di blocco talebani pericolosi, neanche i cooperanti li attraversano, rischierebbero troppo. Le donne non volevano farsi riprendere, avevano paura di farsi vedere ed essere esposte a violenze.

Purtroppo adesso che ci sono molte Ong che non hanno più i finanziamenti per proseguire questo lavoro e si sta fermando tutto. Rimane Emergency perché è molto forte sul territorio, la cosa più importante è dare un’istruzione a questa gente. Come dice Malala, li puoi aiutare solo con la carta e con la penna. In nessun altro modo. Questa bambina ha avuto un coraggio fuori dal comune. Il padre ha creduto in lei e le ha dato le basi culturali per evolversi, in Pakistan. Il suo ferimento l’ha portata alla ribalta velocemente.

Perché si deve passare dalla violenza per ottenere un millimetro di libertà?

So che questo è quello che succede.

 

Link

Nikon Photo Contest 2017

Annamaria Bruni - website official