Il ritratto fotografico: workshop di fotografia all’Università IUSVE di Venezia

Il focus si è svolto alla facoltà universitaria IUSVE, a Mestre, nel Corso di Laurea Magistrale in Creatività e design della comunicazione. L’obiettivo del workshop di due ore era mostrare agli studenti quanto sia importante l’approccio personale al soggetto che si sta fotografando.

Mestre, 22 novembre 2017. Cercare davvero chi siamo implica il nostro sguardo su coloro che ci sono più vicini. La fotografia non solo è un’arte, ma la sua fisicità la fa appartenere alla vita quotidiana di ognuno di noi. È un continuo misurare noi stessi, i nostri sentimenti e il nostro modo di essere al mondo. La nostra radice è la famiglia e ho iniziato la mia indagine fotografica proprio da lì. Io che ho sempre amato fotografare le persone, raccontare la loro personalità e bellezza, ho avuto un periodo di profonda riflessione su me stessa e su ciò che potevo fare per raccontare un momento difficile della mia famiglia. Un momento in cui sapevo che il tempo che resta a un familiare amato sta per finire, quando lui c’è ancora e vuoi che sia ancora a lungo lì. Ecco il mio “super potere”, rendere quello scampolo di vita qualcosa da rivedere, da poter condividere per prolungare il ricordo di una festa familiare per gli anni a venire. Per lasciare a tutti loro qualcosa che per un attimo, nella propria memoria, li faccia tornare a ciò che è stato. Inizia così la serie di ritratti durante una festa familiare di celebrazione del cinquantesimo di matrimonio degli zii Mario e Pina, pochi scatti intimi, posati.

È l’inizio del mio workshop: una presentazione di una serie di ritratti della mia ricerca personale.
Dopo le foto di famiglia i ritratti proposti sono stati quelli degli artisti, a me molto cari, ogni foto è stata un’esperienza umana che mi ha arricchito. Una delle foto è uno scultore di Racalmuto, Giuseppe Agnello, nel ritratto indossa sul capo il cranio di un caprone, ne ha lo studio pieno, li trovava nei pascoli dove trascorreva le estati da bambino, è figlio di un pastore. E così via, fino alle foto di scena di un attore, Marco Gambino, che recita una versione contemporanea dell’Otello di Shakespeare, vestito da carcerato con le catene ai piedi fa volare un bicchiere di latte davanti a sé per mostrare il tormento di aver commesso un inutile omicidio. Desdemona non lo aveva mai tradito, la purezza simbolizzata dal latte che viene gettata via con rabbia, il demone che lo fa impazzire.
E per finire la proiezione il ritratto di viaggio, quei volti che compaiono un attimo o con i quali abbiamo momenti condivisi durante un viaggio, quando scopriamo mondi lontani dal nostro quotidiano.  Così si è conclusa la presentazione del mio lavoro fotografico.

Nella seconda parte ho organizzato una sala di posa con un fondale pittorico e un paio di luci da studio. Ho iniziato a creare una illuminazione morbida con Elisa che per prima ha voluto iniziare a posare e, poi, ho cambiato le luci man mano che cambiavano i soggetti. Gli studenti hanno partecipato con interesse alternando l’esperienza da soggetto a fotografo, un esercizio fondamentale per prenderci cura delle nostre immagini.

Di seguito le parole di tre studenti che mi hanno lasciato una testimonianza della loro esperienza.

Pur avendo passione per la fotografia non avevo mai sperimentato il ritratto, ritenendolo una cosa un po’ forzata, e ho sempre avuto timore a mettermi in posa davanti a una fotocamera. L’esperienza del workshop è servita per farmi rivalutare questo mio pensiero.
All’inizio mi sono sentita un po’ impacciata. Non sapevo come mettermi e come approcciarmi alla fotocamera. Pian piano sono riuscita a lasciarmi andare, e verso la fine cominciavo a sentirmi a mio agio.
Nell’esperienza come fotografa posso dire di aver avuto difficoltà ad approcciarmi con i modelli che avevo di fronte. La parte più difficile è stata quella di capire l’essenza di chi avevo davanti a me e riuscire a “metterla in posa”.
Magari non diventerà la mia professione, ma sicuramente continuerò a sperimentare anche con questo genere, o almeno ci proverò.”

Elisa Ghirardon, studentessa Iusve

Il workshop è stato sicuramente molto interessante e pieno di spunti. Dal mio punto di vista era importante capire quali potessero essere i possibili approcci per interagire e fotografare il proprio soggetto e devo dire che alla fine qualcosa in questo senso mi è rimasto. Sta a me adesso sviluppare gli input immagazzinati.
La presentazione l'ho trovata molto intima e penso sia fondamentale per un professionista far capire agli altri chi è, come ha fatto ad arrivare a tale livello e quali siano state le influenze che lo hanno segnato.”

Luca Padovani, studente Iusve

“Mi è piaciuto molto il focus sul ritratto che ha tenuto Francesca allo Iusve perché era evidente la passione che stava dietro alle sue parole. Per di più io sono stata sempre molto restia al farmi fotografare in quanto non mi sento per nulla fotogenica, ma durante il workshop che lei ha tenuto, mi sono resa conto che il ritratto ha una grande potenzialità per il soggetto stesso: diventare chiunque egli voglia. Il soggetto può diventare attore, come può anche semplicemente essere se stesso e lasciar trasparire esattamente ciò che lui è.
Non mi sono quindi sentita in imbarazzo davanti all’obbiettivo, anzi, mi sono sentita libera, e mi ha aperto un mondo nuovo.
Pertanto la ringrazio per aver portato la sua personale esperienza allo Iusve, e con tutto il cuore le confido che sono onorata di essere parte dell’articolo che ha scritto.”

Giorgia Rorato, studentessa Iusve