India

Quel senso di incanto che non voglio lasciare

Ci sono stata, era la prima volta. Forse è la prima di una serie di volte in cui torni in un luogo di cui ti sei innamorata. Di un luogo, di un popolo e della terra che calpesti e anche degli animali che incontri. Mi sono sentita a casa e quel vento tiepido di dicembre con i suoi odori di incenso e sandalo mi ha avvolto lasciandomi un incanto dentro che cerco di coltivare ancora. Un senso di incanto che dispone il mio animo all’osservazione, che allontana la mente dal controllo, dalla sveglia assillante molto occidentale del dovere fare qualcosa, adesso, perché è l’ora.

I primi quindici giorni li abbiamo passati a Goa gli ultimi quattro a Mumbai, in giro giorno e notte. Ogni momento lì è prezioso, il canto di un uccello, lo scoiattolo che passa sul ramo, la barca dietro le palme che attraversa il fiume, la terra rossa che ti ritrovi addosso la sera, dappertutto, mi sembra sacra perché gli indiani ci camminano scalzi e non solo quelli poveri. Ho camminato come fanno loro, li ho seguiti nei templi indù, scalza e ho cercato di rispettare il loro decoro, i loro gesti, per comprendere anche io qualcosa che non avevo mai visto prima. Ho assaporato il loro cibo esageratamente piccante e a poco a poco ho iniziato ad aggiungere il piccante nei miei pasti quotidiani. Tutto questo non sarebbe accaduto senza l’invito di due amiche che mi hanno accolta e accompagnata nel loro mondo, Shobha e Soraya che realizzano progetti fotografici in India e per l’India e in altri luoghi nel mondo. Da molti anni hanno scelto di vivere, lì, a Goa nel villaggio di Saipem, abitato da persone semplici e a affettuose. Io sono andata a vivere con loro un istante di questo sogno. Sono andata con la mia macchina fotografica per lasciarmi attraversare dalle esperienze che vivevo, ho accolto ciò che si è presentato. Ho ricominciato ad avere un pensiero fotografico costante.

Ho osservato Shobha mentre lavora. Non so se è possibile in questo racconto descrivere completamente le lezioni che ho ricevuto da lei, nel corso degli anni in Sicilia e più da vicino in India, in questo viaggio. L’esperienza accanto a lei, le sue parole a volte dolci, a volte impetuose e sconvolgenti mi hanno sempre riportato, con la giusta distanza di tempo, dentro me stessa. Mi hanno incoraggiato a stare nel mio centro, nel presente, radicata coi piedi per terra e gli occhi al cielo. La sua compassione per i bambini abbandonati a sé stessi per le strade è concreta, fisica, Shobha li intrattiene, ascolta le loro storie e dona loro ciò che forse non hanno conosciuto, l’essere visti, un gesto di affetto che li fa sentire importanti. La fotografia arriva quando deve arrivare, a volte non serve.

Soraya ha un carattere più discreto e molti compiti da eseguire. Allieva e assistente di Shobha, è colei che più di ogni altro potrebbe raccontare la vita in India di Mother India School, la loro scuola di fotografia. Lì realizzano progetti fotografici e di formazione che coinvolgono comunità locali e si possono fare esperienze umane e artistiche uniche, partecipando ai workshop. Soraya ha una grande capacità di risolvere situazioni che sembrano inestricabili. Ha la pazienza indiana e l’abilità italiana per seguire e organizzare tutto e tutti, con una leggerezza tutta sua. Lei è gioia ed energia che si riflettono nelle sue immagini dalla poetica delicata e molto femminile.

Per Shobha la fotografia deve glorificare l’esistenza, comunicare la ricerca dell’essenza. Si deve avere cura di sé stessi per essere in grado di donare agli altri il nostro amore perché siamo tutti una sola cosa, una luce divina. La meditazione fa parte delle sue pratiche personali e di insegnamento nella ricerca della propria visione artistica. Ne sono testimone, le sono grata per avermi donato questa consapevolezza. Penso che continuerò a compiere quello che per me è un atto d’amore, fotografare. Raccogliere la poesia dell’esistenza in una enorme variazione di sfumature, dal tragico all’assurdo, dalla tenerezza di un paio di occhi di cane

Raccogliere la poesia dell’esistenza in una enorme variazione di sfumature, dal tragico all’assurdo, dalla tenerezza di un paio di occhi di cane affamato alla gioia di una famiglia intera di indiani che fanno il saluto al sole in acqua completamente vestiti.Sono e sarò riconoscente verso i maestri che ho incontrato e che verranno, sapendo che l’ispirazione arriva quando liberi la mente e apri il cuore alla conoscenza e alla consapevolezza.

© Francesca Romano, Milano, Aprile 2016


Riconoscimenti:

India, The Timeless land (Ottobre 2016)

* IPA 2016 - Honorable Mention - Special : Travel/Tourism Category
* IPA 2016 - Honorable Mention - People : Portrait_P Category

Anjuna Girl (Dicembre 2016)

* Tifa Photo Award Japan 2016 - Honorable Mention Winner Awarded “Anjuna Girl” Category: Fine Art-Portrait (Professional)